
Storia e leggenda.
Guardando a nord-est da San Carlo, villaggio situato allo estremo limite fra la provincia di Palermo e quella di Agrigento, si vede una montagna aspra e selvaggia, denominata Acristia o Cristia, la cui altura, quasi irrangiugibile, mostra alcune torri, residui di antiche fortificazioni.
Quivi era ubicata l'antica Scirtea, città Sicana, contemporanea delle consorelle Triocala, Schera, Hyppana, Entella ed Iato.
La posizione del monte Acristia, difesa da naturali dirupi a picco e dal fiume Sosio, orientò i primi abitanti della Sicilia a costruire le loro case sopra questa altura, sicuro asilo irraggiungibile dall'assalto dei nemici.
La leggenda popolare ci dice che gli abitanti di Scirtea furono di alta statura (qualche scheletro gigante fu rinvenuto nelle tombe) ; inoltre si dice che essi furono valorosi nel combattere e si opposero energicamente alle invasioni nemiche (greci, romani e cartaginesi).
Le prime notizie storiche ci furono tramandate dal grande storico siciliano Diodoro Siculo a proposito della seconda Guerra Servile (104-99 a.C.).
Durante quel periodo gli schiavi, ribellandosi contro Roma, comandati da Atenione e Trifone, si trasferirono a Scirtea e da questa località, con l'aiuto degli abitanti di quella città, scesero ad attaccare l'esercito Romano, comandato dal pretore L.Licinio Lucullo, nei pressi di San Carlo, ma sconfitti dovettero riparare a Triocala, altra città Sicana, situata nelle vicinanze dell'attuale Caltabellotta.
I Romani, com'era loro abitudine, distrussero la città e le mura di Scirtea per evitare il risorgere di nuovi focolai di ribellione.
Per nove secoli non si parlò più di questa città, fino a quando nell'anno 828 i Saraceni, guidati dall' Emiro Asad Ibn Al Furàt partendo da Bivona e seguendo il corso del fiume Sosio, arrivarono a Scirtea, conquistando la località e fortificandola con cinta di mura e torri di avvistamento.
Quando vennero i Normanni a cacciare i Saraceni dall'isola.
La citta di Scirtea fu presa a tradimento attraverso l'entrata segreta e ancora una volta fu quasi distrutta.
I Normanni nella suddivisione feudale assegnarono Scirtea ai baroni e fu la sua fine.
Da quel momento la località si chiamo Acristia o Cristia.
Nel 1320 essa fu posseduta da Francesco Ventimiglia e nel 1408 dagli eredi di Nicola Peralta, Conte di Chiusa, Giuliana e Bivona.
Nel secolo XV la città Sicana cessò di essere un borgo e da quell'epoca divenne per sempre feudo dei vari baroni sopra ricordati.
Dell'antica città Sicana oggi sono rimasti pochi reperti archeologici: residui di mura, le torri di avvistamento, alcuni utensili silici lavorati e vasi di terra cotta, rinvenuti ai piedi del monte.


















