venerdì 27 febbraio 2009

L'antica Scirtea e il Castello di Acristia


Storia e leggenda.

Guardando a nord-est da San Carlo, villaggio situato allo estremo limite fra la provincia di Palermo e quella di Agrigento, si vede una montagna aspra e selvaggia, denominata Acristia o Cristia, la cui altura, quasi irrangiugibile, mostra alcune torri, residui di antiche fortificazioni.
Quivi era ubicata l'antica Scirtea, città Sicana, contemporanea delle consorelle Triocala, Schera, Hyppana, Entella ed Iato.
La posizione del monte Acristia, difesa da naturali dirupi a picco e dal fiume Sosio, orientò i primi abitanti della Sicilia a costruire le loro case sopra questa altura, sicuro asilo irraggiungibile dall'assalto dei nemici.
La leggenda popolare ci dice che gli abitanti di Scirtea furono di alta statura (qualche scheletro gigante fu rinvenuto nelle tombe) ; inoltre si dice che essi furono valorosi nel combattere e si opposero energicamente alle invasioni nemiche (greci, romani e cartaginesi).
Le prime notizie storiche ci furono tramandate dal grande storico siciliano Diodoro Siculo a proposito della seconda Guerra Servile (104-99 a.C.).
Durante quel periodo gli schiavi, ribellandosi contro Roma, comandati da Atenione e Trifone, si trasferirono a Scirtea e da questa località, con l'aiuto degli abitanti di quella città, scesero ad attaccare l'esercito Romano, comandato dal pretore L.Licinio Lucullo, nei pressi di San Carlo, ma sconfitti dovettero riparare a Triocala, altra città Sicana, situata nelle vicinanze dell'attuale Caltabellotta.
I Romani, com'era loro abitudine, distrussero la città e le mura di Scirtea per evitare il risorgere di nuovi focolai di ribellione.
Per nove secoli non si parlò più di questa città, fino a quando nell'anno 828 i Saraceni, guidati dall' Emiro Asad Ibn Al Furàt partendo da Bivona e seguendo il corso del fiume Sosio, arrivarono a Scirtea, conquistando la località e fortificandola con cinta di mura e torri di avvistamento. 
La leggenda popolare ci ha tramandato che i Saraceni avessero costruito, dentro le visceri del monte, una strada a forma di chiocciola che portava alla vallata sottostante in corrispondenza del Sosio e attraverso un'apertura segreta gli abitanti e la cavalleria potevano uscire dal monte.
Quando vennero i Normanni a cacciare i Saraceni dall'isola.
La citta di Scirtea fu presa a tradimento attraverso l'entrata segreta e ancora una volta fu quasi distrutta.
I Normanni nella suddivisione feudale assegnarono Scirtea ai baroni e fu la sua fine.

Da quel momento la località si chiamo Acristia o Cristia. 
Nel 1320 essa fu posseduta da Francesco Ventimiglia e nel 1408 dagli eredi di Nicola Peralta, Conte di Chiusa, Giuliana e Bivona.




























Nel secolo XV  la città Sicana cessò di essere un borgo e da quell'epoca divenne per sempre feudo dei vari baroni sopra ricordati.
Dell'antica città Sicana oggi sono rimasti pochi reperti archeologici: residui di mura, le torri di avvistamento, alcuni utensili silici lavorati e vasi di terra cotta, rinvenuti ai piedi del monte.



















Storia del Paese di San Carlo



San Carlo, frazione di Chiusa Sclafani, è una borgata, situata nella vallata del fiume Sosio, fra i monti Cristia e quelle di Caltabellotta, ed è distante da Chiusa Sclafani km.12.
San Carlo, detto in Siciliano San Carru, villaggio costruito verso il 1620, apparteneva alla Comarca di Corleone e alla Diocesi di Girgenti ed è situata a destra del fiume Isburo (oggi Sosio).
Ai tempi dello storico Rocco Pirri contava di 28 case e 108 abitanti.
Fondatore di San Carlo fu un certo Ido Lercari, mercante genovese, che venne in Sicilia alla fine del secolo XVI e fu nominato conte. Sposò Girolama Platamone, dalla quale ebbe una unica figlia Ippolita, che andò a nozze con il Principe di Castroserrato, chiamato Lancillotto Castello.
Da Ippolita nacque Gregorio, il cui figlio Lancillotto Ferdinando succedette all'avolo. Poichè questi mori prima dei genitori, il padre rimasto vedovo sposò Margherita Colonna è morì vecchio.
A lui successe Giovanna Lancia, figliola di Giuseppe Lancia Duca di Camastra. Da questa e da Ignazio Lancia nacque Giuseppe, signore di San Carlo nel 1700 e Principe di Trabia. A lui successe il Conte Antonio Grigano, ultimo signore di San Carlo.
Una delle famiglie più illustri di San Carlo è stata infine la famiglia Maniscalco, rappresentata da Giuseppe Maniscalco, che ebbe tre figli Carlo, Giuseppe e Salvatore. Da Carlo nacque Giuseppe Maniscalco, medico.

Fra la fine dell' Ottocento e il principio del 1900 visse a San Carlo il parroco Chirafisi Carlo, illustre Latinista e Grecista, che insegnò a molte generazioni di uomini, oggi illustri professionisti.
Nel 1789  San Carlo contava una popolazione di 190 abitanti, nel 1831 di 281, poi diminuita a 191 nel 1852. 


Nel 1700 aveva già una Chiesa parrocchiale ed una confraternita.














Nel 1901 San Carlo divenne un importante centro ferroviario, Costruita la Ferrovia San Carlo-Corleone nel 1901 e poi quella Burgio-Salaparuta nel 1928, passante per San Carlo, la borgata divenne molto animata per i numerosi ferrovieri e commercianti, che vi si fermavano.

































Però tale progresso era contrastata dalla malaria, malattia infettiva diffusa dalla Zanzara Anofele, che viveva bene nelle acque stagnanti del fiume sosio.
L'istituzione della Stazione Antimalaria a San Carlo, diretta dal Dott. Maniscalco Giuseppe, riusci a dominare la malaria prima con la bonifica umana mediante il chinino e l'Atebrin, e poi con l'introduzione del D.D.T che sterminò le zanzare.
Dopo la repressione della malaria la popolazione di San Carlo incominciò a migliorare e a progredire.
L'agricoltura è l' occupazione principale di questa borgata e si distingue nella cultura di agrumeti pregiati (arance, manderini e limoni) e di ottimi pescheti.





























Purtroppo l'abolizione della ferrovia nel 1948 e l'emigrazione in alta Italia e all'estero (Germania e Svizzera) hanno determinato una notevole diminuzione della popolazione, riducendola in massima parte in vecchi, donne e pochi bambini.
Attualmente il borgo ha buone case di abitazione, una spaziosa piazza e larghe vie, di notte ben illuminate e un bell edificio scolastico.































Ogni anno sia il 4 Novembre che nella meta di agosto si celebra la festa di San Carlo, patrono della borgata, con messe, processioni, con il suono della banda musicale, fuochi pirotecnici e con cantanti e larga affluenza delle popolazioni dei paesi vicini.


















































Concludendo la popolazione di SAN CARLO è laboriosa e moralmente sana.