domenica 22 marzo 2009

FESTA DI SAN GIUSEPPE

 


A San Carlo e molto sentita è anche la tradizionale festa di San Giuseppe, in occasione della quale oltre alla preparazione dei tipici "Altari", viene preparato il classico banchetto per i poveri, "denominati Santi", durante il quale si consumano alcuni dei piatti tipici della gastronomia locale. 

Le "tavole" vengono preparate in case private, e offerte a S. Giuseppe per ricevere la sua protezione, per chiedere una particolare grazia, o per adempiere a un voto. Il loro allestimento è lungo e accurato, ed è per questo che ha inizio molti giorni prima del 19 marzo. Per rappresentare il rito viene scelta la stanza più spaziosa della casa,  dove si sistemano le tavole, che vengono coperte con bianche tovaglie. La famiglia devota sceglie, poi, alcune persone, fra parenti ed amici. Questi, dovranno impersonare la  Sacra Famiglia. La "tavola" sarà, quindi, formata dalle tre alle tredici "figure", sempre in numero dispari, per richiamare il numero della Sacra Famiglia e il numero degli apostoli partecipanti all'Ultima Cena. Al centro della stanza verrà collocato un altare con la statua di S. Giuseppe o una sua effigie, e il posto del santo verrà indicato con un bastone fiorito, egli fu scelto per essere lo sposo di Maria. Alla vigilia della festa la "tavola" è pronta e cominciano ad arrivare i visitatori,La mattina del 19 il sacerdote fa visita alle "tavole" e le benedice. Il rituale vero e proprio ha inizio all'ora di pranzo, quando i santi prendono posto a tavola. S. Giuseppe dà un colpo di bastone a terra e dopo aver recitato una preghiera, invita i commensali a mangiare. Le portate vengono servite in ordine dal padrone di casa che le porge al santo, il quale, a sua volta, le passa agli altri invitati.

Si passa, così, da un pasto all'altro, per un totale di tredici sapori, racchiusi nei cibi preparati per l'occasione: grossi pani a forma di tarallo con in mezzo un'arancia, finocchi, cipolle, pesce fritto, pasta col miele e con la mollica, "pittule", cavolfiore fritto, rape lesse, ceci, stoccafisso, "purcidduzzi", vino. La devozione al Santo e l'adempimento del voto può essere effettuato anche attraverso la preparazione di un pane particolare detto, appunto, pane di San Giuseppe.

I devoti, nei giorni che precedono la festività, lo distribuiscono ai fedeli all'uscita dalla chiesa o procedono alla sua consegna passando casa per casa.


 

domenica 1 marzo 2009

Breve Storia del Santo Patrono San Carlo Borromeo




STORIA DEL SANTO PATRONO



San Carlo Borromeo è tra i più grandi Vescovi della storia della Chiesa: grande nella carità, grande nella dottrina, grande nell'apostolato, ma sopratutto grande nella pietà e e nella devozione.

"Le anime si conquistano con le ginocchia" disse il santo. Si conquistano cioè con la preghiera e preghiera umile. San Carlo fu uno dei maggiori conquistatori d'anime di tutti i tempi.

La sua giovinezza

Era nato nel 1538 ad Arona, sulla Rocca dei Borromeo, padroni del Lago Maggiore e delle terre rivierasche. Era il secondo figlio del conte Giberto e quindi, secondo l'uso di quei tempi fu tonsurato a 12 anni. Il giovane prese la cosa sul serio: studente a Pavia dette subito prova delle sue doti intellettuali. Chiamato a Roma, venne creato Cardinale a 22 anni. Gli onori e le prebende piovvero abbondanti sul suo capo, poichè il Papa Pio IV era suo zio. Amante dello studio, fondò un'accademia, secondo l'uso dei tempi, detta delle "Notti Vaticane". Inviato al Concilio di Trento, fu indispensabile la sua opera per attuare le direttive conciliari. Si rivelò un lavoratore formidabile, un vero forzato della carta e della penna.

La svolta nella sua vita

Nel 1562, morto il fratello maggiore, avrebbe potuto chiedere la secolarizzazione, per mettersi al capo della sua famiglia. Restò invece nello stato ecclesiastico, e fu consacrato Vescovo nel 1563, a soli 25 anni. Entrò trionfalmente a Milano, destinata ad essere il campo della sua attività apostolica. La sua arcidiocesi era vasta quanto un regno, stendendosi sulle terre in lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria e Svizzera. Il giovane Vescovo la visitò in ogni angolo, preoccupato della formazione del clero e della condizione dei fedeli. Fondò seminari, edificò ospedali ed ospizi. Profusse, inoltre, a piene mani, le ricchezze di famiglia in favore dei poveri. Nello stesso tempo difese i diritti della Chiesa contro i signorotti e i potenti.

Il rigore alla base del suo insegnamento

Riportò l'ordine e la disciplina nei conventi, con un tal rigore da buscarsi un colpo d'archibugio, sparato da un frate indegno, mentre stava pregando nella sua cappella. La palla non lo colpì, nonostante la sua mantella rimase forata all'altezza della spina dorsale. La cosa fu vista come il segno che Dio voleva che si realizzassero alcune opere del santo. Il foro fu la più bella decorazione dell'arcivescovo di Milano.

La peste a Milano

Durante la terribile peste del 1576, quella stessa mantella divenne coperta per i malati, assistiti personalmente dal cardinale Arcivescovo. La sua attività parve prodigiosa, come organizzatore e ispiratore di confraternite religiose, di opere pie, di istituti benefici. Milano, durante il suo episcopato, rifulse su tutte le altre città italiane. Da roma, i Santi della riforma cattolica guardavano ammirati e consolati al Borromeo, modello di tutti i Vescovi. Ma per quanto robusta, la sua fibra era sottoposta a una fatica troppo grave. Bruciato dalla febbre, continuò le sue visite pastorali, senza mangiare, senza dormire, pregando e insegnando. Fino all'ultimo, continuò a seguire personalmente le sue fondazioni, contrassegnate da una sola parola: Humilitas.

La morte

Il 3 novembre del 1584, il titanico Vescovo di Milano crollò sotto il peso della sua insostenibile stanchezza. Aveva 46 anni, e lasciava ai Milanesi il ricordo di una santità seconda soltanto a quella di un altro Vescovo Milanese, Sant'Ambrogio