sabato 28 febbraio 2009

Linea Ferroviaria San Carlo


La storia

L’origine di questa ferrovia è comune a molte altre della Sicilia e va ricercata nelle leggi emanate tra il 1902 ed il 1906 che stabilivano la creazione di una rete a scartamento ridotto, costruita a cura dello Stato e gestita dalle Ferrovie dello Stato. L’idea originaria era di costruire una linea circolare, che da Castelvetrano andasse verso San Carlo, Burgio, Sant’Anna e Magazzolo per poi tornare a Castelvetrano via Sciacca e Menfi. Di questa linea non fu realizzato il tratto da Burgio a Magazzolo, accantonato quando fu evidente l’inadeguatezza delle ferrovie a scartamento ridotto. Un altro obiettivo era collegare Castelvetrano con le località servite dalla linea, allora privata, Palermo S. Erasmo - Corleone - San Carlo, che con il medesimo scartamento avrebbe consentito l’interscambio dei carri merci.



Benché nata tra le prime ferrovie a scartamento ridotto delle Ferrovie dello Stato, trascorsero molti anni per il completamento della linea. A causa della previsione nel progetto iniziale di un lungo tratto con esercizio a dentiera, per evitare le eccessive soggezioni all'esercizio derivanti da questa scelta si decise di spostare il tracciato inizialmente previsto. Alla determinazione di rivedere il progetto contribuirono anche la franosità dei terreni da attraversare e la necessità di avvicinarsi a Salaparuta, punto d’innesto della prevista linea per Monreale - Palermo Lolli. Il primo tratto aperto è stato quello tra Castelvetrano e Partanna, inaugurato il 20 giugno 1910 insieme con l’altra linea per Selinunte, poi prolungata fino a Porto Empedocle. L’utilità del servizio ferroviario è dimostrata dalle quattro coppie di treni presenti nel primo orario, che se oggi appaiono poche all’epoca erano il doppio di quelle presenti sulla maggior parte delle linee secondarie. L’esercizio in questa prima fase fu assicurato dalle locotender gruppo 20, poi classificate R 401, costruite in Germania dalla Berliner Maschinenbau AG, meglio conosciuta come Schwartzkopff. Con il loro rodiggio 0-4-0 (D) si rivelarono subito aggressive nei confronti del binario, provocando deragliamenti già nella fase di pre - esercizio prima dell’apertura della linea. Così quando nel 1912 furono disponibili le R 301 vennero sostituite da queste ultime e mandate nella Cirenaica (Libia), appena conquistata. Da allora l’esercizio a vapore fu pertinenza di queste più recenti vaporiere, insieme con le derivate R 302; a partire dal 1950 furono affiancate dalle automotrici RALn 60, che le sostituirono nel servizio passeggeri negli anni sessanta. Da Partanna i treni proseguirono per Santa Ninfa dal 28 marzo 1914, e per Gibellina il 28 febbraio 1917. Dopo l’apertura del tratto Gibellina - Salaparuta Poggioreale, il 20 luglio 1922, fu aperta sul versante opposto la San Carlo - Santa Margherita Belice, il 28 ottobre 1928 e tre anni dopo la linea fu interamente percorribile, con l’inaugurazione della S. Margherita Belice - Salaparuta e l’aggiunta della San Carlo - Burgio. Dopo di allora la più grossa novità fu l’avvento delle automotrici, che negli anni ’50 consentirono un collegamento diretto con Palermo via Corleone, oltre a quello con coincidenza a Santa Ninfa e Salemi, utilizzando il breve tratto di raccordo. La diffusione dell’auto privata e del trasporto merci su gomma provocò in quegli anni il crollo del traffico sulle linee ferroviarie secondarie, e così il 31 gennaio 1959 l’ultimo treno circolò sulla parte di linea tra Burgio, San Carlo e Salaparuta. Invece sulla restante tratta fino a Castelvetrano, grazie alla rapidità delle automotrici ed alla presenza di popolosi paesi, il servizio poté continuare. La catastrofe sismica del 15 gennaio 1968 provocò purtroppo danni irreparabili anche alla linea e da quella tragica mattina il servizio ebbe definitivamente termine. Passando da Gibellina tuttavia si nota la contrapposizione tra il paese, sbriciolatosi durante l’evento sismico ed il vicino viadotto ferroviario, apparentemente integro. Ogni speranza di ricostruzione della linea si perse quattro anni dopo, quando la linea fu eliminata dall’elenco ufficiale delle ferrovie dello stato.





Il tracciato

All’uscita della stazione di Castelvetrano si fiancheggiava il deposito locomotive, ricco all’epoca di vaporiere a scartamento ordinario e ridotto, per immettersi subito dopo in una ferace campagna verso la valle del Modione. Una volta varcato il fiume ed iniziata la risalita il paesaggio si fa più aspro, assumendo le caratteristiche tipiche dell’interno della Sicilia, con monotone colline spesso brulle. La zona era comunque abbastanza popolata, anche se più che case sparse vi erano grossi borghi. Al primo di questi, Partanna, la ferrovia si avvicinava notevolmente, mentre le stazioni di alcuni dei paesi successivi (come Santa Ninfa o Santa Margherita) erano assai distanti dai centri abitati. Dopo Partanna il panorama si fa più aspro, tra coltivazioni a vigneto ed ulivi, anch’esse poi sconvolte dalla violenza del terremoto. Dopo la stazione di Cusumano, oggi scomparsa in quanto attorno a quel luogo sorge la nuova Salaparuta, si valicava il Belice in mezzo ad una campagna deserta e nei pressi di Santa Margherita le colline si addolciscono. Subito dopo Sambuca una brevissima galleria sottopassava la strada nazionale ed il caratteristico ponte canale dell’antichissimo acquedotto. Girato uno sperone, si percorrevano profonde vallate, in un paesaggio molto suggestivo con notevoli pendenze fino al capolinea di San Carlo.





Mezzi di trazione

Locomotive a vapore: R 401, R 301, R 302

Automotrici diesel: RALn 60.





caratteristiche della linea

Lunghezzakm. 73,36 da Castelvetrano a San Carlo

Pendenze massime: 30 ‰ in alcuni tratti

Velocità massimada 25 a 30 km orari (per i treni a vapore)e a 50 km orari (per le RALn 60)






venerdì 27 febbraio 2009

L'antica Scirtea e il Castello di Acristia


Storia e leggenda.

Guardando a nord-est da San Carlo, villaggio situato allo estremo limite fra la provincia di Palermo e quella di Agrigento, si vede una montagna aspra e selvaggia, denominata Acristia o Cristia, la cui altura, quasi irrangiugibile, mostra alcune torri, residui di antiche fortificazioni.
Quivi era ubicata l'antica Scirtea, città Sicana, contemporanea delle consorelle Triocala, Schera, Hyppana, Entella ed Iato.
La posizione del monte Acristia, difesa da naturali dirupi a picco e dal fiume Sosio, orientò i primi abitanti della Sicilia a costruire le loro case sopra questa altura, sicuro asilo irraggiungibile dall'assalto dei nemici.
La leggenda popolare ci dice che gli abitanti di Scirtea furono di alta statura (qualche scheletro gigante fu rinvenuto nelle tombe) ; inoltre si dice che essi furono valorosi nel combattere e si opposero energicamente alle invasioni nemiche (greci, romani e cartaginesi).
Le prime notizie storiche ci furono tramandate dal grande storico siciliano Diodoro Siculo a proposito della seconda Guerra Servile (104-99 a.C.).
Durante quel periodo gli schiavi, ribellandosi contro Roma, comandati da Atenione e Trifone, si trasferirono a Scirtea e da questa località, con l'aiuto degli abitanti di quella città, scesero ad attaccare l'esercito Romano, comandato dal pretore L.Licinio Lucullo, nei pressi di San Carlo, ma sconfitti dovettero riparare a Triocala, altra città Sicana, situata nelle vicinanze dell'attuale Caltabellotta.
I Romani, com'era loro abitudine, distrussero la città e le mura di Scirtea per evitare il risorgere di nuovi focolai di ribellione.
Per nove secoli non si parlò più di questa città, fino a quando nell'anno 828 i Saraceni, guidati dall' Emiro Asad Ibn Al Furàt partendo da Bivona e seguendo il corso del fiume Sosio, arrivarono a Scirtea, conquistando la località e fortificandola con cinta di mura e torri di avvistamento. 
La leggenda popolare ci ha tramandato che i Saraceni avessero costruito, dentro le visceri del monte, una strada a forma di chiocciola che portava alla vallata sottostante in corrispondenza del Sosio e attraverso un'apertura segreta gli abitanti e la cavalleria potevano uscire dal monte.
Quando vennero i Normanni a cacciare i Saraceni dall'isola.
La citta di Scirtea fu presa a tradimento attraverso l'entrata segreta e ancora una volta fu quasi distrutta.
I Normanni nella suddivisione feudale assegnarono Scirtea ai baroni e fu la sua fine.

Da quel momento la località si chiamo Acristia o Cristia. 
Nel 1320 essa fu posseduta da Francesco Ventimiglia e nel 1408 dagli eredi di Nicola Peralta, Conte di Chiusa, Giuliana e Bivona.




























Nel secolo XV  la città Sicana cessò di essere un borgo e da quell'epoca divenne per sempre feudo dei vari baroni sopra ricordati.
Dell'antica città Sicana oggi sono rimasti pochi reperti archeologici: residui di mura, le torri di avvistamento, alcuni utensili silici lavorati e vasi di terra cotta, rinvenuti ai piedi del monte.



















Storia del Paese di San Carlo



San Carlo, frazione di Chiusa Sclafani, è una borgata, situata nella vallata del fiume Sosio, fra i monti Cristia e quelle di Caltabellotta, ed è distante da Chiusa Sclafani km.12.
San Carlo, detto in Siciliano San Carru, villaggio costruito verso il 1620, apparteneva alla Comarca di Corleone e alla Diocesi di Girgenti ed è situata a destra del fiume Isburo (oggi Sosio).
Ai tempi dello storico Rocco Pirri contava di 28 case e 108 abitanti.
Fondatore di San Carlo fu un certo Ido Lercari, mercante genovese, che venne in Sicilia alla fine del secolo XVI e fu nominato conte. Sposò Girolama Platamone, dalla quale ebbe una unica figlia Ippolita, che andò a nozze con il Principe di Castroserrato, chiamato Lancillotto Castello.
Da Ippolita nacque Gregorio, il cui figlio Lancillotto Ferdinando succedette all'avolo. Poichè questi mori prima dei genitori, il padre rimasto vedovo sposò Margherita Colonna è morì vecchio.
A lui successe Giovanna Lancia, figliola di Giuseppe Lancia Duca di Camastra. Da questa e da Ignazio Lancia nacque Giuseppe, signore di San Carlo nel 1700 e Principe di Trabia. A lui successe il Conte Antonio Grigano, ultimo signore di San Carlo.
Una delle famiglie più illustri di San Carlo è stata infine la famiglia Maniscalco, rappresentata da Giuseppe Maniscalco, che ebbe tre figli Carlo, Giuseppe e Salvatore. Da Carlo nacque Giuseppe Maniscalco, medico.

Fra la fine dell' Ottocento e il principio del 1900 visse a San Carlo il parroco Chirafisi Carlo, illustre Latinista e Grecista, che insegnò a molte generazioni di uomini, oggi illustri professionisti.
Nel 1789  San Carlo contava una popolazione di 190 abitanti, nel 1831 di 281, poi diminuita a 191 nel 1852. 


Nel 1700 aveva già una Chiesa parrocchiale ed una confraternita.














Nel 1901 San Carlo divenne un importante centro ferroviario, Costruita la Ferrovia San Carlo-Corleone nel 1901 e poi quella Burgio-Salaparuta nel 1928, passante per San Carlo, la borgata divenne molto animata per i numerosi ferrovieri e commercianti, che vi si fermavano.

































Però tale progresso era contrastata dalla malaria, malattia infettiva diffusa dalla Zanzara Anofele, che viveva bene nelle acque stagnanti del fiume sosio.
L'istituzione della Stazione Antimalaria a San Carlo, diretta dal Dott. Maniscalco Giuseppe, riusci a dominare la malaria prima con la bonifica umana mediante il chinino e l'Atebrin, e poi con l'introduzione del D.D.T che sterminò le zanzare.
Dopo la repressione della malaria la popolazione di San Carlo incominciò a migliorare e a progredire.
L'agricoltura è l' occupazione principale di questa borgata e si distingue nella cultura di agrumeti pregiati (arance, manderini e limoni) e di ottimi pescheti.





























Purtroppo l'abolizione della ferrovia nel 1948 e l'emigrazione in alta Italia e all'estero (Germania e Svizzera) hanno determinato una notevole diminuzione della popolazione, riducendola in massima parte in vecchi, donne e pochi bambini.
Attualmente il borgo ha buone case di abitazione, una spaziosa piazza e larghe vie, di notte ben illuminate e un bell edificio scolastico.































Ogni anno sia il 4 Novembre che nella meta di agosto si celebra la festa di San Carlo, patrono della borgata, con messe, processioni, con il suono della banda musicale, fuochi pirotecnici e con cantanti e larga affluenza delle popolazioni dei paesi vicini.


















































Concludendo la popolazione di SAN CARLO è laboriosa e moralmente sana.