venerdì 27 febbraio 2009

Storia del Paese di San Carlo



San Carlo, frazione di Chiusa Sclafani, è una borgata, situata nella vallata del fiume Sosio, fra i monti Cristia e quelle di Caltabellotta, ed è distante da Chiusa Sclafani km.12.
San Carlo, detto in Siciliano San Carru, villaggio costruito verso il 1620, apparteneva alla Comarca di Corleone e alla Diocesi di Girgenti ed è situata a destra del fiume Isburo (oggi Sosio).
Ai tempi dello storico Rocco Pirri contava di 28 case e 108 abitanti.
Fondatore di San Carlo fu un certo Ido Lercari, mercante genovese, che venne in Sicilia alla fine del secolo XVI e fu nominato conte. Sposò Girolama Platamone, dalla quale ebbe una unica figlia Ippolita, che andò a nozze con il Principe di Castroserrato, chiamato Lancillotto Castello.
Da Ippolita nacque Gregorio, il cui figlio Lancillotto Ferdinando succedette all'avolo. Poichè questi mori prima dei genitori, il padre rimasto vedovo sposò Margherita Colonna è morì vecchio.
A lui successe Giovanna Lancia, figliola di Giuseppe Lancia Duca di Camastra. Da questa e da Ignazio Lancia nacque Giuseppe, signore di San Carlo nel 1700 e Principe di Trabia. A lui successe il Conte Antonio Grigano, ultimo signore di San Carlo.
Una delle famiglie più illustri di San Carlo è stata infine la famiglia Maniscalco, rappresentata da Giuseppe Maniscalco, che ebbe tre figli Carlo, Giuseppe e Salvatore. Da Carlo nacque Giuseppe Maniscalco, medico.

Fra la fine dell' Ottocento e il principio del 1900 visse a San Carlo il parroco Chirafisi Carlo, illustre Latinista e Grecista, che insegnò a molte generazioni di uomini, oggi illustri professionisti.
Nel 1789  San Carlo contava una popolazione di 190 abitanti, nel 1831 di 281, poi diminuita a 191 nel 1852. 


Nel 1700 aveva già una Chiesa parrocchiale ed una confraternita.














Nel 1901 San Carlo divenne un importante centro ferroviario, Costruita la Ferrovia San Carlo-Corleone nel 1901 e poi quella Burgio-Salaparuta nel 1928, passante per San Carlo, la borgata divenne molto animata per i numerosi ferrovieri e commercianti, che vi si fermavano.

































Però tale progresso era contrastata dalla malaria, malattia infettiva diffusa dalla Zanzara Anofele, che viveva bene nelle acque stagnanti del fiume sosio.
L'istituzione della Stazione Antimalaria a San Carlo, diretta dal Dott. Maniscalco Giuseppe, riusci a dominare la malaria prima con la bonifica umana mediante il chinino e l'Atebrin, e poi con l'introduzione del D.D.T che sterminò le zanzare.
Dopo la repressione della malaria la popolazione di San Carlo incominciò a migliorare e a progredire.
L'agricoltura è l' occupazione principale di questa borgata e si distingue nella cultura di agrumeti pregiati (arance, manderini e limoni) e di ottimi pescheti.





























Purtroppo l'abolizione della ferrovia nel 1948 e l'emigrazione in alta Italia e all'estero (Germania e Svizzera) hanno determinato una notevole diminuzione della popolazione, riducendola in massima parte in vecchi, donne e pochi bambini.
Attualmente il borgo ha buone case di abitazione, una spaziosa piazza e larghe vie, di notte ben illuminate e un bell edificio scolastico.































Ogni anno sia il 4 Novembre che nella meta di agosto si celebra la festa di San Carlo, patrono della borgata, con messe, processioni, con il suono della banda musicale, fuochi pirotecnici e con cantanti e larga affluenza delle popolazioni dei paesi vicini.


















































Concludendo la popolazione di SAN CARLO è laboriosa e moralmente sana.
















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